Depressione : l’importanza dei vissuti soggettivi

“Vi è una grande differenza  tra coloro che vanno ciechi per il mondo dei malati malgrado i loro occhi aperti, e la sicurezza  di una chiara percezione che scaturisce dalla sensibilità di chi partecipa.”
KARL THEODOR JASPERS

La percentuale di persone che soffrono di depressione sembra aumentare costantemente nel tempo, l’OMS ha previsto che nel giro di pochi anni la depressione sarà la seconda causa di invalidità per malattia, subito dopo le malattie cardiovascolari.

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Quando parliamo di Depressione, ci riferiamo innanzitutto ad un disturbo del tono dell’umore : una funzione psichica importante per il nostro adattamento. L’umore generalmente è flessibile: quando gli individui vivono eventi o situazioni piacevoli, esso flette verso l’alto, mentre flette verso il basso in situazioni negative e spiacevoli.

 Chi soffre di depressione non ha questa flessibilità, ma il suo umore è costantemente flesso verso il basso, e questo indipendentemente dalle situazioni esterne.

Per questo motivo, chi presenta i sintomi della depressione mostra frequenti e intensi stati di insoddisfazione e di tristezza, non riuscendo a non provare piacere nelle comuni attività quotidiane. Le persone che soffrono di depressione vivono in una condizione di costante malumore, con pensieri negativi e pessimisti circa sé stessi, gli altri e il proprio futuro.

 “sentirsi depressi è come vedere il mondo attraverso degli occhiali con le lenti scure: tutto sembra più opaco e difficile da affrontare, anche alzarsi dal letto al mattino o fare una doccia” Molte persone depresse hanno la sensazione che gli altri non possano comprendere il proprio stato d’animo e che siano inutilmente ottimisti.”

Le varie forme di depressione :

Tra i disturbi depressivi più frequenti troviamo il disturbo depressivo maggiore, il disturbo depressivo persistente  (distimia), il disturbo disforico premestruale. Una forma di depressione molto comune è anche la Depressione Post- Partum, che colpisce le donne poco dopo aver dato alla luce un figlio. La caratteristica comune di tutti questi disturbi è la presenza di umore triste, sensazioni di vuoto e irritabilità, accompagnati da cambiamenti somatici e cognitivi che influenzano in modo significativo la capacità di funzionamento dell’individuo. Ciò che differisce tra loro sono la durata, il tempismo o la presunta eziologia (DSM 5).

I sintomi della depressione:

Il DSM 5 mette in primo piano i sintomi biologici e somatici della depressione, trascurando però i vissuti soggettivi. In molti studi invece, i sintomi soggettivi come l’umore depresso, i sentimenti di disperazione e di autosvalutazione hanno la stessa, se non maggiore importanza dei sintomi biologici.

  • sintomi della depressione più comuni, alcuni definiti dal DSM, sono la perdita di energie, senso di fatica, difficoltà nella concentrazione, nella memoria, agitazione motoria e nervosismo, perdita o aumento di peso, disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia), mancanza di desiderio sessuale e dolori fisici.
  • A questi però vanno uniti anche i vissuti emotivi tipici della depressione: le emozioni sperimentate da chi ne soffre sono la tristezza, l’angoscia, la disperazione, l’insoddisfazione, il senso di impotenza, la perdita della speranza e il senso di vuoto.
  • sintomi cognitivi, come la difficoltà nel prendere decisioni e nel risolvere i problemi, la ruminazione mentale (restare a pensare al proprio malessere e alle possibili ragioni), autocriticismo e autosvalutazione, pensiero catastrofico  e pensiero pessimista.
  • comportamenti che contraddistinguono la persona depressa sono l’evitamento delle persone e l’isolamento sociale, i comportamenti passivi, frequenti lamentele, la riduzione dell’attività sessuale e i tentativi di suicidio.

Le ricerche mostrano inoltre, la presenza di due fattori di rischio principali come cause della depressione:
il fattore biologico: ovvero, alcune persone nascono con una maggiore predisposizione genetica verso la depressione.
il fattore psicologico: le esperienze e i comportamenti appresi nel corso della propria storia di vita (come la ruminazione mentale) possono rendere vulnerabili alla depressione.

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Cause biologiche :
Sembrano essere diversi i meccanismi biologici e neurobiologici coinvolti nella depressione (Torta, 2008).

Ipotesi aminergica : il disturbo dell’umore sarebbe causato da una carenza di neurotrasmettitori a livello sinaptico, in particolare per quanto riguarda serotonina, noradrenalina (NA) e dopamina (DA). In tale ottica i sintomi della depressione possono essere migliorati da un recupero della funzionalità sinaptica, e quindi trasmettitoriale, attraverso l’impiego di farmaci antidepressivi
Ipotesi ormonale : molteplici assi ormonali sarebbero potenzialmente coinvolti nella regolazione del tono dell’umore, tra cui:
l’asse HPG (ipotalamo-ipofisi-gonadi), nell’ambito del quale è opportuno considerare l’importanza dell’azione antidepressiva degli estrogeni e del testosterone. Gli estrogeni, per esempio, oltre all’azione squisitamente ormonale, sono in grado di modulare l’asse HPA ed esercitare un effetto attivante anche a livello comportamentale. Alla caduta dei livelli estrogenici sono imputabili alcune depressioni, anche gravi, correlate ad alterazioni di tale asse ormonale, come nel caso della depressione post-partum.
Anche l’asse HPT (ipotalamo-ipofisi-tiroide) è coinvolto nella regolazione dell’umore: basti considerare le diverse caratteristiche del tono dell’umore nei soggetti iper- ed ipo-tiroidei. Nello specifico, gli ormoni tiroidei, per i quali sono presenti recettori cerebrali, esercitano una funzione modulatoria positiva sulla risposta neurotrasmettitoriale serotoninergica e noradrenergica.
L’asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene), ampiamente correlato nella regolazione dei meccanismi dello stress ed i rapporti fra CRH (ormone di rilascio della corticotropina), cortisolo, sistema immunitario, sistema neurovegetativo ed eccitossicità. Il circuito si attiva a seguito di una valutazione cognitiva dello stimolo, a cui consegue un aumentato rilascio di CRH a livello ipotalamico, che aumenta la liberazione di ACTH (ormone adreno-corticotropo) ipofisario, che, a cascata, stimola il surrene a rilasciare vasopressina (AVP) e cortisolo. L’ iperfunzione dell’Asse HPA e in particolare, l’incrementato rilascio di CRH attiva una cascata di risposte autonomiche e metaboliche che sono correlate clinicamente al quadro ansioso e depressivo.
Ipotesi immunologica : che vede coinvolte le citochine pro infiammatorie : queste possono esercitare un effetto negativo sul tono dell’umore attraverso molteplici meccanismi, ad esempio aumentando l’attività dell’asse HPA, favorendo l’ipersecrezione di CRH e quindi un aumentato rilascio di cortisolo
Una ulteriore ipotesi patogenetica della depressione è quella neurotrofica: in particolare, l’ipotrofia dell’ippocampo è presente in svariate patologie (ad es. in corso di malattia di Cushing, disturbo bipolare, schizofrenia, Alzheimer) che condividono una iperattività dell’asse HPA, e quindi una produzione aumentata e cronica di cortisolo, questo determina un aumento di citochine pro-infiammatorie e di glutamato che causano neurotossicità. In alcune aree cerebrali come quella ippocampale, si genera una sofferenza neuronale che determina una progressiva perdita cellulare, non compensata da meccanismi gliogenetici e neurogenetici (a loro volta inibiti dall’iperfunzione HPA).


Cause psicosociali:
Gli eventi stressanti che favoriscono lo sviluppo della depressione vengono vissuti dal soggetto come perdite irreversibili, irreparabili e totali.

La depressione può essere causata da un evento scatenante o da una serie di eventi stressanti che possono indurre un senso di sconforto, come ad esempio:

Malattie fisiche (sia proprie che dei propri cari)
Separazioni e difficoltà nei rapporti con gli altri
Cambiamenti importanti di ruolo, di casa, di lavoro,
Licenziamenti e fallimenti economici
Morte di una persona cara
Anche la presenza di esperienze traumatiche infantili poi può generare una sofferenza emotiva che porterà a un umore depresso, con disperazione e senso di impotenza.

Tra le diverse teorie che hanno cercato di spiegare cosa porti a sviluppare una depressione, troviamo le teorie di matrice comportamentista, teorie psicoanalitiche e teorie cognitiviste.

Breve approfondimento delle Teorie psicoanalitiche:
Abraham (scritti 1911-1916) sostiene che gli scopi sessuali non raggiunti generano sentimenti di odio e ostilità che riducono la capacità di amore del paziente depresso. Il paziente proietta questo odio esternamente e l’ostilità repressa si manifesta in comportamenti anormali, tra cui idee di colpa e nell’impoverimento emotivo. Freud (1917) invece, vede le autoaccuse del malinconico come manifestazioni di ostilità verso l’oggetto amato perduto, ed ha spiegato questo fenomeno come l’identificazione narcisistica dell’ego con l’oggetto perso attraverso l’introiezione. Rado (1928) invece, esaminando quali siano i fattori che consentono lo sviluppo della depressione, afferma che i depressi sono persone con bisogni narcisistici intensi e autostima precaria che, quando perdono il loro oggetto d’amore, reagiscono con ribellione e poi cercano di ripristinare la loro autostima con la punizione del loro ego (che include la parte cattiva introiettata dell’oggetto) da parte del Super-io.

Le conseguenze della depressione

Le conseguenze della depressione si possono riscontrare in diversi ambiti della vita del paziente. Chi ne soffre, infatti, ha importanti ripercussioni sulla vita di tutti i giorni, dalla famiglia al lavoro. L’attività scolastica o professionale della persona depressa può diminuire in quantità e qualità soprattutto a causa dei problemi di concentrazione e di memoria che tipicamente presentano le persone con depressione. Questo disturbo, inoltre, porta al ritiro sociale, e con il tempo va danneggiando le relazioni con il/la partner, figli, amici e colleghi.

Chi soffre di depressione, l’umore condiziona anche il rapporto con sé stessi e il proprio corpo, solitamente chi soffre di depressione ha difficoltà a curare il proprio aspetto, a mangiare e dormire in modo regolare.

Da non trascurare le conseguenze della depressione a livello fisico: l’American Heart Association (2014), ha evidenziato che la depressione è associata ad un aumentato rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e cerebrovascolari. La depressione, se non trattata, peggiora gli esiti dell’insufficienza cardiaca e si associa ad una maggiore mortalità.

Chi soffre di depressione va incontro ad un ulteriore costo molto alto da pagare: soffrire a lungo e in forma grave del disturbo può portare l’individuo a pensare, e spesso tentare, il suicidio. 

Il trattamento della depressione

Solitamente nel trattamento della depressione si ricorre alla terapia farmacologica con antidepressivi, associata  alla psicoterapia:  la combinazione della terapia farmacologica e della Psicoterapia è di fondamentale importanza per il suo trattamento, la terapia con gli antidepressivi è unicamente sintomatica, va ad agire solamente sui sintomi, ed è necessaria quando la loro gravità inibisce la vita sociale, lavorativa ed affettiva, ma intervenire solo unicamente con i farmaci non basta, va intrapresa anche una Psicoterapia capace di individuare il funzionamento psichico della persona, fondamentale per il trattamento del malessere soggettivo riportato, riuscendo a tal proposito ad attivare una consapevolezza verso i propri vissuti soggettivi, e una modalità di integrazione di essi rispettando il tempo soggettivo, tenendo a mente il funzionamento psichico della persona, al fine di attuare un cambiamento, e soprattutto prevenire il rischio di ricadute.

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