La crisi : un processo trasformativo.

Il termine Crisi, deriva dal latino “crisis”, e dal greco kprivò ovvero “io giudico”, “scelgo- decido” e rispecchia chiaramente un momento culminante.  La crisi, sostiene Claude Racamier, psicoanalista francese, è  un momento necessario affinché la persona trovi la sua continuità e realtà. La crisi, per Racamier è riconosciuta da tutti come un momento indispensabile nel periodo dell’adolescenza, fase in cui può verificarsi uno stallo o anche un movimento regressivo nel processo di crescita e in cui la persona si trasforma affrontando man mano le sue responsabilità di adulto. Anche la maternalità ed il processo di paternalità, hanno le loro difficoltà e le crisi. 

Racamier parla anche di “processo di crisi”, indicando una condizione dinamica caratterizzata da un inizio palese, uno sviluppo, e una risoluzione finale, coinvolgendo all’interno del significato di crisi anche l’ambito familiare, di coppia, di gruppo e sociale.

Nella crisi l’individuo si trova di fronte alla rottura del proprio equilibrio psichico raggiunto precedentemente, e tale equilibrio raggiunto può essere rotto da diversi fattori. Quando avviene, la persona che si trova ad affrontare la crisi, si trova ad affrontare la presenza di una pressione interna o esterna, più o meno intensa, che rende le sue difese precedentemente adottate, non più utili a mantenere un regolare funzionamento psichico.

Secondo il PPM (Processo Psicoanalitico Mutativo- Mandese e Petrini) La crisi, come sinonimo di cambiamento, è l’effetto di un momento decisionale estremo di un percorso esistenziale, di cui una persona era solo parzialmente ignara, rispetto al fatto che il modo di funzionare psichicamente, di rapportarsi agli altri ed alla vita, avesse in sé qualcosa di nocivo per la propria salute psicofisica.

Tuttavia, l’Io cosciente della persona, percepisce e sente che esiste “altro”, ma ciò non basta per impedire l’evitamento alla propria verità dolorosa insita nell’impostazione data alla propria vita.

Per questo motivo, la crisi è l’effetto del cedimento dell’ambiguità che lascia il posto alla certezza incontrovertibile.

Secondo A. Mandese e P. Petrini, e secondo il PPM (Processo Psicoanalitico Mutativo) : ”un individuo entra in crisi solo quando, avvenuto un cambiamento che evitabilmente impone al soggetto la verità nascosta dietro un giudizio mentoniero di sé e degli altri, non può più evitare di scegliere, di decidere se rimanere intrappolato nella sua caverna a vedere solo le ombre oppure uscire e correre il rischio di entrare in contatto con ciò che è nella luce.” –  Il mito di Platone ci spiega che gli uomini incatenati nella caverna, pensano erroneamente che le ombre sul fondo della stessa siano le “cose vere” della realtà, queste ombre pur essendo delle copie pregiudizievoli della realtà, consentono agli uomini un’apparente quieto vivere perché evita loro di chiedersi il perché del loro esserne incatenati ed il loro impedimento ad andare oltre il varco, oltre la soglia della caverna e vedere il nuovo.

A prescindere da chi è il vero responsabile della nostra reclusione nella caverna, se sono le figure significative della nostra vita oppure noi stessi, NOI precipitiamo in crisi nel momento in cui non possiamo più prescindere dal giudizio, che ci spingeva a considerarci liberi, quando invece eravamo schiavi non di qualcuno, ma di un’idea di noi e dei nostri meccanismi di azione-reazione-controreazione.

“Quando precipitiamo in crisi siamo finalmente liberi di scegliere o no di rompere le catene e uscire dalla caverna”

Freud nella sua opera “il problema economico del masochismo-1924”, evidenziò l’impatto immobilizzante delle imago in una sorta di destino vincolante che azzera tutta la libertà di associare e di muoversi in autonomia nello spazio immaginifico, l’imago che tende ad imporsi in una serie reiterata all’infinito di vite dolorosamente impastate, risultato di un processo di scomposizione dell’esperienza e della percezione reale. Tale scomposizione si avvale di operazioni che sono solo parzialmente difensive : diniego- scissione- evitamento- ribaltamento della pulsione al contrario. Con tale lavoro l’imago garantisce il suo “posto sicuro”, con la garanzia di aver tutelato, almeno in apparenza, la sopravvivenza dell’individuo.

La vita prosegue con questa apparente catena associativa, dove ricordi di copertura si accingono a dare collocazione adeguata ai personaggi del film della nostra vita, scivolando in un’ambiguità incatenante. Ogni personaggio ha il suo nome, il suo ruolo e la sua definizione, e noi siamo convinti di aver trovato il significato preciso della scena originaria. – La crisi insorge nel momento in cui un rappresentante di parola, Lacan direbbe “significante”, perde la sua saturazione, ovvero il suo investimento totale, la sua unicità di significato e si apre alla flessibilità di significati e d’investimenti.

Quando un soggetto entra in crisi, è un momento decisionale, dove si ha come punto d’inizio un iperinvestimento totale cui fa seguito la de-saturazione della rappresentazione in causa, per cui si arriva alla messa in dubbio. Fin quando le rappresentazioni mentali di una persona, che riguardano sé stesso, il rapporto con gli altri, o le persone significative della sua vita sono sature, in quanto dal punto di vista economico sono totalmente investite, il suo funzionamento psichico ed il suo equilibrio psichico sono mantenuti.

Il Processo Psicoanalitico Mutativo (PPM- A. Mandese e P. Petrini) pone un’attenzione particolare nell’individuare il momento esistenziale in cui ha fatto il suo esordio la crisi, ovvero la rottura dell’equilibrio psichico della persona, perché è proprio lì che per il paziente si è imposto una verità incontrovertibile, non più occultabile.

Non è sufficiente un cambiamento per far precipitare una persona nella sofferenza, non la quantità di stress o la sommatoria di eventi stressogeni, ma bensì la NATURA e la TIPOLOGIA dell’evento a scatenare la rottura dell’intera organizzazione difensiva, per cui il paziente non può più sfuggire alla visione lucida della dannosità della propria impostazione di vita.

Qualunque paziente, prima di chiedere una consultazione, ha tentato in vario modo, di far lavorare il proprio io razionale per mettere a tacere le emozioni sconnesse da qualsiasi significazione e pur tentando di imporre allo psicoterapeuta le sue teorie sulla crisi, sia comunque disposto a confrontarsi con il “diverso”, a vedere ALTRO. Passo decisivo sarà rappresentato dal desiderio parziale del paziente di vedere che la propria costruzione difensiva da cui è stato pervaso il personale funzionamento mentale oltre che a proteggerlo poco era intrisa di auto-menzogne, rassicuranti rispetto a falsi legami.

 Per fare in modo che una crisi si riveli un momento trasformativo esistenziale, che porti quindi ad un livello evolutivo più alto impone due aspetti, presenti nell’etimologia della parola crisi, : IL GIUDIZIO e LA SCELTA.

Scegliere di vedere che la propria costruzione difensiva, da cui è stato pervaso il personale funzionamento, oltre che proteggerlo poco, era intrisa di auto menzogna, e giudicare, fare un analisi critica del perché del suo stare male, il  definire la genesi della sua crisi, -il desiderare di comprendere il perché.

-Manuale del processo psicoanalitico mutativo, PPM (Annamaria Mandese, Piero Petrini)

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