Il Nervo vago : come funziona?



Secondo Porges il nostro SNA risponde alle sfide adattivamente ed è sempre alla ricerca di sicurezza. A partire da questa ricerca di sicurezza,per affinare le strategie di difesa, nel corso della filogenesi, il SNA dei mammiferi superiori e dell’uomo si è specializzato fino a raggiungere la struttura attuale.

 In particolare Porges individua tre circuiti neurali, corrispondenti a tre fasi di sviluppo, nonché tre strategie di difesa.

Il primo, il più antico è il Circuito Dorso Vagale (DV): si tratta di un ramo non mielinizzato del nervo vago, condiviso dalla maggior parte dei vertebrati, che mantiene nei mammiferi, alcune funzioni connesse con i processi vegetativi, regola gli organi sotto al diaframma, ed In condizioni di pericolo, la sua attivazione causa immobilizzazione, la tipica strategia di difesa dei rettili (dunque immobilizzazione con paura), e ottundimento emotivo.

Uno stadio filogenetico successivo ha visto lo sviluppo del Sistema Nervoso Simpatico (SNS), un circuito che governa l’attivazione metabolica, l’aumento del battito cardiaco, la capacità del cuore di contrarsi e l’aumento della frequenza respiratoria necessari per l’attacco-fuga, la  tipica strategia di difesa dei mammiferi.


Il Circuito Ventro Vagale (VV): è il nervo vago vagale specifico dei mammiferi superiori e dell’uomo, è il circuito più recente dal punto di vista filogenetico, ed ha un effetto calmante. Ci permette di stare fermi, rilassati, ci permette l’immobilizzazione senza paura. Esso ha due componenti:

  1. una componente visceromotoria che regola il cuore e gli organi sopra il diaframma;
  2. una componente somatomotoria che regola i muscoli del collo, della faccia e della testa, regola il sorriso, il contatto oculare, la vocalizzazione, l’ascolto, ossia quello che è necessario per la comunicazione e il coinvolgimento sociale verso cui l’essere umano si orienta, come prima opzione, in condizioni di sicurezza, e che, a sua volta, ci fornisce sicurezza, regolazione e benessere.

Quest’ordine filogenetico corrisponde all’ordine ontogenetico: il nervo vago vagale, è un circuito mielinizzato, viene a maturazione per ultimo (nelle ultime settimane di gestazione e nel primo anno di vita) ed è essenziale, per il completamento della sua mielinizzazione, il buon rapporto con il caregiver, un buon attaccamento.
L’attivazione di questi tre circuiti dipende dalla condizione di sicurezza-pericolo riscontrata, ed è gerarchica: è il circuito più recente ( vagale ventrale) che tiene a bada quello più antico (vagale dorsale)


In condizioni di sicurezza è attivo il Vagale ventrale:  ci da regolazione e ci permette il coinvolgimento sociale (ci fa comunicare, ci fa chiedere aiuto e favorisce l’interazione),  il SNS è invece mantenuto inattivo. In condizioni di pericolo, invece, quando le strategie di confronto relazionale sarebbero maladattive, le strategie di difesa più arcaiche (prima attacco-fuga e poi immobilizzazione) e i circuiti neurali corrispondenti, sono attivati in sequenza.

Riassumendo: il nostro SNA è composto da tre circuiti (Ventrale Vagale, Sistema Nervoso Simpatico, Dorsale Vagale) che sono attivati in sequenza.  I mammiferi sono evoluti per passare rapidamente dal coinvolgimento sociale (VV) alla mobilizzazione (SNS) e viceversa, non appena il pericolo è cessato. Oppure per passare, se questa fallisce, dalla mobilizzazione (SNS) all’immobilizzazione (DV). Non sono evoluti per passare dall’immobilizzazione alla mobilizzazione o dall’immobilizzazione al coinvolgimento sociale :  il nostro SNA è fatto per una rapida inconsapevole discesa, mentre la risalita non è altrettanto facile

Questo spiegherebbe la sofferenza di molte persone: che se  hanno sperimentato l’attivazione dei livelli bassi del SNA (come in un trauma), possono avere grosse difficoltà nel riaccedere ai circuiti superiori, cioè a recuperare le loro strategie di difese attive in caso di pericolo, e a tornare allo stato di regolazione e di benessere (Vago Vagale) quando il pericolo è finito.
 La risposta più comune al trauma, per il mammifero, non è la semplice attivazione del sistema vagale dorsale (immobilità, collasso), ma è il freezing. che è diverso dal collasso Dorsale Vagale (anche se in entrambi c’è l’immobilizzazione): Nel freezing,  ritroviamo contemporaneamente la mobilizzazione e l’immobilizzazione, quindi c’è contemporaneamente attivazione del SNS e del DV.



L’importanza della sicurezza

Per noi mammiferi la possibilità di monitorare la sicurezza, ovvero  la possibilità che il SNA dei mammiferi monitori sicurezza è associata a determinate condizioni, che sono più o meno sempre le stesse, e che noi valutiamo, per la maggior parte, in modo inconsapevole.
La nostra neurocezione (l’attività di valutazione del pericolo da parte del SNA) è estremamente sensibile alla costrizione (sentirsi stretti, intrappolati) e all’isolamento (l’esclusione, l’esser messo da parte). Spesso i pazienti traumatizzati non sanno regolare i loro confini interpersonali. Un altro elemento essenziale è il “contatto col suolo”: esso  dà sicurezza, molti pazienti traumatizzati ad esempio, non hanno un buon grounding. (ci sono persone si sentono più sicure sedute in terra) Il rumore è un altro punto essenziale: I pazienti traumatizzati sono ipersensibili ai rumori di fondo e hanno difficoltà a comprendere la voce umana, per questo motivo è  utile mettersi d’accordo sul tono di voce che il paziente gradisce di più in seduta e che una vocalizzazione modulata (prosodia) ha sull’essere umano un effetto regolante.

La Difesa contro la riattivazione del nervo vago dorsale

La risposta DorsoVagale. non è per il mammifero, la risposta più comune al trauma. Le risposte DV estreme (rilascio degli sfinteri, vomito, svenimento, ecc.), che sono molto difficili da risolvere, e sono per fortuna, abbastanza rare. Se mettiamo attenzione invece sui traumi relazionali precoci, è piuttosto facile trovare reazioni DV, non così estreme, ma non per questo meno insidiose. Con i traumi relazionali ci si riferisce a tutte quelle situazioni di trascuratezza, di abbandono, di frustrazione, che sono sperimentati all’interno delle relazioni primarie, sono per la maggior parte traumi cumulativi, i cui effetti sommati nel tempo creano una sofferenza con un impatto notevole nella vita delle persone, ed inducono facilmente risposte DV, ed anche nelle loro forme meno estreme, è molto difficile riagganciarli nella processazione, perchè Il paziente non ci vuole andare.
Gli stati psicofisiologici passivi: resa, sottomissione, mancanza di speranza, collegati alla percezione di un corpo stanco, assonnato, incapace di reagire, sono vissuti dai pazienti come un fallimento, come “prova della loro difettosità”. Questo stato è riconducibile proprio all’attivazione DV, che è per il mammifero la “terza opzione” quella più antica, che si attiva quando le altre due (VV e SNS) sono fallite. Da qui il senso di fallimento associato a queste reazioni. Anche se poi, è associata all’incremento della produzione di oppioidi endogeni, che rendono la persona insensibile al dolore, potremmo suggerire che l’esperienza DV è per il mammifero psicofisiologicamente penosa.
Esiste una difesa che i pazienti possono usare per non rientrare in contatto con l’esperienza DV: l’attivazione impropria del SNS adottata come uno stile usuale di attivazione. Essendo un’attivazione gerarchica di questi circuiti, se tengo attivo il SNS tengo a bada quello inferiore, il DV. Il soggetto è in uno stato eccitato, che gira un po’ su se stesso, uno stato che si avverte falso. Le emozioni che vi si accompagnano sono emozioni esagerate e autogenerantesi: una rabbia non giustificata dalla situazione, un’allegria tenuta in piedi per forza, un’ansia di fondo ingiustificata. Alla luce di quanto detto sul SNA e sulla difficoltà del mammifero di muoversi negli stati DV, la ragione del mantenimento di questa impropria attivazione del SNS sta nel fatto che, in questo modo, il paziente si mantiene al sicuro dal ritornare in stati DV, che ha sperimentato e che sa essere troppo doloroso per tornarci.

Nel libro di Porgers, si comprende come la sicurezza,  espressa dalla normale attivazione della branca vagoventrale del vago, sia la condizione base, per il neonato così come per tuttì noi nel corso della vita, all’interno della quale possiamo godere di tutte le dotazioni di benessere corporeo, capacità cognitive, emotive, di cui siamo dotati. Questo ha una ricaduta su quanto il senso di sicurezza sperimentato nella relazione tra terapeuta e paziente sia alla base della possibilità di cambiamento: senza sicurezza non ci può essere né relazione né regolazione, perché senza sicurezza la nostra energia è concentrata sulla difesa. Da qui tutto quanto deriva, nella descrizione di Porges, sulla cura dell’ambiente in cui si riceve il paziente, l’assenza di particolari rumori a bassa frequenza, sul tipo di accoglienza, sull’importanza fondamentale della prosodia che, nel terapeuta, deve derivare da un buono stato di attivazione vago-ventrale e che avrà delle ricadute sul senso di benessere, tranquillità e sicurezza del paziente, nonché sulla sua capacità di percepire le sue emozioni e di mentalizzare.

Quando ci confrontiamo con il sistema nervoso autonomo di qualcuno che abbia subito un trauma, un abuso, incontriamo qualcosa di bloccato in uno stato di allerta dorsovagale (angoscia, pericolo, paura senza nome, terrore) o simpatico (ansia, paura) tale per cui la persona continua a sentirsi minacciata e in pericolo in modo costante. In tale descrizione rientrerebbero i pazienti ansiosi, pazienti borderline, pazienti psicotici, pazienti traumatizzati e abusati.

Bibliografia:

S. Porges – “La teoria polivagale – Fondamenti neurofisiologici delle emozioni, dell’attaccamento, della comunicazione e dell’autoregolazione” – Fioriti Editore

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