
Etimologicamente la parola “ Perversione” deriva dal latino “pervertere” : volgere al di là; anche la creatività può rivestire questo scopo, ma con un fine nettamente diverso, ossia realizzare la pulsione all’indipendenza e il simbolismo. Nella perversione patologica invece, ciò che viene a realizzarsi è l’assoggettamento alla coazione a ripetere della pulsione distruttiva, non soltanto nei confronti dell’oggetto ma anche nei confini tra rappresentazione di un IO idealizzato e quella di un IO corrotto e violante di ogni limite.

Le perversioni rappresentano un’area molto eterogenea di un aspetto sia psicopatologico, come nelle perversioni di tipo sessuale, oppure può comprendere anche uno stato caratteriale funzionale e relazionale che si basa su un modo di organizzazione psichica perversa ma che non si traduce nei disadattamenti comportamentali che si riscontrano nei veri perversi.
Si definiscono così le “perversioni del carattere” o “perversità” (diversamente dalla perversione) quel tipo di perversione morale insita nei comportamenti e nei legami.

Se tracciassimo un percorso filogenetico della situazione perversa avremmo l’esistenza di una traiettoria evolutiva che parte dalla categoria analitico-narcisistica del tronco comune degli stati limite in direzione della categoria psicotica, prima della quale si trova l’organizzazione perversa al livello del diniego della realtà centrato sul sesso della donna; e su questa traiettoria si potrebbe situare una modalità di tipo caratteriale relazionale che non è ancora patologica di tipo perverso definita “perversità”o “perversione del carattere”.
Jean Berget afferma che le perversioni del carattere siano più numerose di quanto si creda…
Freud, in “Introduzione alla psicoanalisi (1933)” parla di soggetti la cui natura perversa si evince nel loro modo di reagire alle frustrazioni con una regressione a livello della sessualità infantile, contenuto che viene ripreso anche O. Fenichel (1953) quando parla di “perversi polimorfi” di tipo infantile e non di perversi tipici, per andare a contraddistinguere “il carattere perverso”.
Nella perversione del carattere ritroviamo la componente della soddisfazione che viene spostata su un piacere di tipo preliminare, su un oggetto parziale e su una pulsione parziale, dove piacere e tensione vengono confusi e dove non può esistere la soddisfazione totale del desiderio.
Il tipo di diniego delle perversioni del carattere riguarda il diritto degli altri di possedere un proprio narcisismo: gli altri per questo tipo di persone non devono possedere interessi propri e investimenti in altre direzioni ed ogni tipo di oggetto relazionale deve servire per rassicurare e completare il narcisismo debole del perverso caratteriale, mantenendo spesso un tipo di relazione sadomasochistica .
Tuttavia il carattere perverso corrisponde a un funzionamento psichico che non è patologico ma nonostante ciò si basa su un tipo di organizzazione psichica di tipo perverso, fallico-narcisistico, che realizza la propria relazione amorosa senza aver bisogno di passaggi all’atto implicanti sintomi perversi, vivendo così una pseudosessualità socialmente adattata, diversamente dal classico perverso che si fonda sul diniego del sesso della donna.
Se nella nostra società i “Super-io” possono essere meno rigidi rispetto al passato e possiamo avere di rimando meno conflitti nevrotici di natura patologica, nello stesso tempo non è così sicuro che un individuo possa realizzare migliori identificazioni sessuali in questa civiltà odierna della“nudità chiassosa”; e paradossalmente in tempi che erano più “vergognosi” si poteva realizzare una migliore conoscenza a livello concettuale del significato genitale profondo (simbolico) degli organi, rispetto alla moda esibizionistica che espone anche aggressivamente, a situazioni perverse, molto prima che il bagaglio di maturazione di un bambino e di una bambina che assiste in modo involontario, sia in grado di registrare tali percezioni su un registro autenticamente genitale.
Non nascondere mai a un bambino, non più che a un adulto, la totalità del corpo e le differenze anatomiche, lasciandogli scoprire a poco a poco il senso che la sua maturazione affettiva dovrà dare progressivamente alle rappresentazioni percepite è una cosa, ma il provocare forzatamente con aggressività la paraeccitazione di un sistema di difesa che non è ancora pronto, con una scena perversa che mette in ridicolo gli sforzi di una intima e delicata elaborazione dei fantasmi che riguardano la scena primaria in un momento chiave dello sviluppo affettivo di un bambino, è ben altra cosa. Tutto questo provocherà un trauma che andrà a bloccare la successiva evoluzione genitale, con una conseguente immaturità affettiva, una fissazione al primato pregenitale o addirittura un’organizzazione perversa evolvente silenziosamente verso un carattere perverso.
- Jean Bergeret, “la personalità normale e patologica”, 1996, Raffaello cortina editore
- Sigmund Freud, “introduzione alla Psicoanalisi”, Bollati Boringhieri
- Piero Petrini, Annamaria Mandese, “manuale del processo psicoanalitico mutativo”, Franco Angeli


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