“ il dolore che non si vede”

Sulle storie frammentate di dolori taciuti e non disponibili a narrarsi …

Quando sono in pausa rifletto, scrivo, leggo, rileggo, ripasso, penso. Penso che noi Psi siamo prima di tutto persone e che come professionisti mettiamo la nostra mente al servizio del nostro lavoro come uno strumento potente per entrare in contatto con i nostri pazienti, a loro volta persone.

Entrambi i soggetti nella stanza delle parole sono portatori di una loro soggettività e del loro mondo interno, ma poi, tra loro due si creerà quel luogo magico dove i loro rispettivi mondi si incontrano ed entrano in contatto. È qui che ci si trasforma, è in questa zona che tutto prende forma. È qui che il dolore tenuto nascosto può finalmente mettersi comodo e uscire allo scoperto. Finalmente.

Noi Psi siamo depositari di tante vite e di tante storie su cui costruiamo insieme al paziente altre forme nuove per lenire una sofferenza. Spesso in silenzio sono portata a riflettere su temi che sono ingiustamente dati per ovvio e meritano invece tanta attenzione. Questa riflessione è sul dolore taciuto, quello che non si vede, ma che tantissime persone si portano dentro e che quando intraprendono un percorso di psicoterapia si avvicinano sempre di più ad esso per osservarlo e per tradurlo in sentimenti e pensieri più gestibili e “digeribili”.


Eppure ciò che spinge una persona a varcare quella porta e a chiedere aiuto è proprio quel dolore che non si vede, o meglio, che gli altri non vedono. Non lo vedono per mancanza di una predisposizione e indisponibilità a soffermarsi, sostare e ascoltare.

Non lo vedono perché, anche per legittima difesa, viene nascosto per proteggersi. Rimane allora inespresso, non elaborato, taciuto ma continua a lavorare dentro riproducendo una sua piccola parte (forse) osservabile e quasi gestibile.

“Il dolore che non si vede è proprio quello che gli altri non vedono”…

Eppure quando chiediamo aiuto e incominciamo a dar parola a ciò che per troppo tempo tenevamo nascosto, il coraggio si fa strada alla possibilità di comprensione e anche Ri-scrittura del nostro mondo interno e del nostro dolore taciuto.

”ma so che quando una persona si affida in psicoterapia, tutto il suo dolore taciuto trova finalmente una via d’uscita e magari poco a poco troverà un modo più sano per essere rappresentato ed espresso, sotto una luce diversa. Una conquista questa, che si riscopre passo passo dentro di noi”

• Appunti psicologici di una calda giornata di giugno a lavoro.

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