
“cosa è l’amore?” Trovare una definizione ad un sentimento così grande è un’impresa difficilissima e anche impossibile, questo perché fenomenologicamente l’amore è un sentimento complesso che non appare così malleabile da rientrare facilmente all’interno di una teoria univoca.

Sigmund Freud si è occupato di alcuni aspetti specifici dell’amore: l’innamoramento, lo stato d’animo di chi si innamora, il motivo che sottostà alla scelta della persona amata, cioè il perché si scelga un particolare partner piuttosto che un altro e infine anche l’innamoramento all’interno del processo psicoanalitico nel transfert.
Nel 1905, nei suoi “tre saggi sulla teoria sessuale” scrive:” il prototipo di ogni relazione amorosa è il succhiare del bambino al seno materno, trovare un oggetto d’amore è in effetti un ritrovare”. Se la madre rappresenta il primo oggetto d’amore del bambino, crescendo, nella fase di latenza, la pulsione verso l’oggetto madre si scinde in due diverse parti: “una corrente sessuale” e una “corrente di tenerezza”. Solamente quest’ultima rimarrà cosciente nella mente del giovane, mentre la prima verrà relegata nell’inconscio. Durante la pubertà queste due correnti si unificheranno su un nuovo oggetto d’amore. È proprio in questa fase che possiamo assistere alla scoperta dell’oggetto d’amore, che per Freud è appunto, anche un ritrovamento dell’oggetto primario, cioè la madre.
Freud anziché parlare di amore, scrive di “affetti”, di “stati di desiderio”, prendendo in considerazione gli aspetti più prettamente energetici dell’Eros (una forza che spinge verso la vita), che sono più vicini agli istinti. Il termine utilizzato da Freud per esprimere questi concetti è la Libido, che in latino vuol dire anche “desiderio”.
Nel 1920, con la seconda topica Freud utilizzerà i termini “pulsione di vita” o Eros, in perfetta contrapposizione con “la pulsione di morte” o Thanatos.
Nel 1920 con “al di là del principio del piacere” la libido della pulsione di vita coinciderebbe con l’eros dei poeti e dei filosofi che mantiene la coesione di tutto ciò che vive.
Un’altra importante psicoanalista austriaca è Melanie Klein. Tutta la sua opera possiamo dire che si fonda un concetto di base: L’Amore. Interrogandosi su : come nasce l’amore? E quando? In che modo viene vissuto fin dalla nascita? Come viene espresso? E soprattutto, quali sono le sue diverse componenti? Analizzando i primi stadi di vita del neonato e studiando le sfaccettature delle relazioni oggettuali, i sentimenti che l’accompagnano e i risvolti psicologici sullo sviluppo, M. Klein s’imbatte nelle componenti di base dell’amore e del suo contrario. Nei suoi scritti compaiono tutte quelle emozioni che sono collegate all’amore: l’odio, l’invidia, la gratitudine, la collera, l’avidità e l’aggressività.
In un libro intitolato” Amore, odio e riparazione” del 1969, spiega che l’amore e il suo sviluppo nel bambino attraversa diverse fasi. L’amore è una forza armonizzante che tende alla vita e al raggiungimento del piacere, ma occorre fare anche una precisazione: esiste anche una componente aggressiva che non sempre è totalmente distruttiva, né collegata all’odio, dall’altro canto l’amore non sempre è fonte di felicità in quanto può agire aggressivamente fino a distruggere. Emerge qui un legame intrinseco tra gli opposti. L’amore e l’odio per la Klein sono dentro la mente del bambino fin dai primi mesi di vita, ed è come se facessero una lotta. Lotta che si protrarrà per tutto l’arco dell’esistenza e può diventare anche fonte di pericolo e di patologica per le relazioni future.
Nel momento dell’odio (tipico della fase schizzo-paranoide) il bambino desidera distruggere la madre e tutto ciò che essa contiene al suo interno, a questo punto scatta però il senso di colpa e di riparazione (tipico della posizione depressiva). L’alternanza tra queste due posizioni caratterizza lo sviluppo del bambino, e dell’adulto, comprese le sue capacità di amare, di essere in relazione, in coppia. Pensiamo all’importanza della funzione di riparazione all’interno di un rapporto, oppure alla funzione comunicativa e narrativa di coppia, dove entrambe le menti dei partner sono in contatto tra loro e si fondono senza confondersi per conoscersi e integrare tutte le loro parti di esistenza, anche quelle parti che differenziano entrambi i soggetti. Oppure dopo un litigio, inevitabile all’interno di un rapporto di coppia, possiamo ritrovare atteggiamenti e sentimenti tipici della posizione depressiva, caratterizzata dal perdono, dall’apertura al dialogo che ripara e dall’integrare le infinite possibilità e le divergenze che ci sono, senza considerare la situazione in modo “scisso”, vista da un unico punto di vista che risulterebbe bloccante e paralizzante. Queste due posizioni determinano degli atteggiamenti diversi sia sugli oggetti (persone), quindi anche alla propria immagine ideale e dell’amato, che dei sentimenti. Nella posizione schizzo-paranoide domina la distruttività, l’invidia e gli attacchi aggressivi all’oggetto, alla rappresentazione e al Sé di chi si ama, nella posizione depressiva dominerà invece il senso di gratitudine, si definisce una forma di amore più matura, capace di tollerare le imperfezioni dell’oggetto e di perdonarlo, di accettarlo così com’è con le sue imperfezioni. E’ ciò che Freud distingue tra Amore Narcisistico e Amore oggettuale, quest’ultimo risulta essere più maturo proprio perché ha accettato le imperfezioni dell’altro e sceglie di stargli accanto, considera la figura d’amore nel suo complesso con modalità di amore maturo, mentre nella relazione oggettuale di stampo narcisistico (che non è una relazione con un narcisista come oramai il web è intasato di queste affermazioni) avremo un tipo di rapporto amoroso primitivo, che si basa sulla dipendenza sull’attaccamento e l’aggrappamento, non integra le differenze e soprattutto non riesce a conquistarsi l’incontro con la persona Reale, rimanendo bloccata alla persona Ideale. È uno stallo.
Un’altra considerazione sull’amore la ritroviamo con Galimberti, che riprende il pensiero della Klein in riferimento al primo attaccamento del bambino al seno materno e il suo latte, inteso come “il fondamento di tutti i rapporti d’amore nella vita”. Galimberti aggiunge a questo la cura dell’emotività che prende avvio fin dal giorno della nascita (ma ancor prima …) quando il neonato si attacca al seno materno e insieme al latte assapora l’accoglienza, l’indifferenza o il rifiuto. Michael Balint chiama tutto questo “fiducia di base”, ossia la prima condizione per essere al mondo senza essere soverchiati dall’angoscia.
Se si esplora l’inconscio e si comprende la forza e la profondità di questo primo attaccamento possiamo dire che questo sia il primo precursore delle future relazioni di amore con gli altri e con sé stessi. Nel procedere dello sviluppo il sentimento di amore si sposterà dalla propria madre ad altre persone. La Klein puntualizza come il rapporto con sé stessi dipende da tutto ciò che abbiamo di più caro e che amiamo e da tutto ciò che odiamo e non accettiamo in noi stessi. Noi odiamo le figure dure e severe che sono anche parte del nostro mondo interno e che sono in grande misura il risultato della nostra aggressività verso i nostri genitori.
La Klein approfondisce anche il meccanismo di Proiezione, il quale agisce nello spostare l’amore per immetterlo al mondo esterno e può essere fatto in modo autentico solo se abbiamo stabilito buone relazioni con le figure interne.
-Manuale del processo psicoanalitico mutativo, Mandese e Petrini
– Tre saggi sulla teoria sessuale, Sigmund Freud
-Amore, Odio e riparazione, Melanie Klein, Joan Riviere
– i miei appunti e le mie riflessioni


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