Raccontare

Quando le leggo le parole, avverto il bisogno di doverle accogliere in un luogo sicuro e comodo, come un contenitore che può essere sia fisico, scegliere un luogo calmo e silenzioso, ma anche più interno, ossia ospitarle all’interno di una psiche che si fa terreno per poterle ricevere.

Sento anche una risonanza con la stanza di terapia dove ogni giorno incontra ed accoglie storie e vissuti delle persone.

Ho sempre letto nella mia vita, ma negli ultimi anni ci sono stati pochi romanzi e sentivo da molto il bisogno di poter fare esperienza diretta del leggere Libroterapeuticamente e di aprirmi al libro come metodologia terapeutica da apprendere, ma sopratutto di farne esperienza da vivere, così ho deciso di intraprendere questo percorso come paziente e di confrontarmi con il gruppo a cui faccio parte attraverso incontri mensili fatti di libri e di libere associazioni tra di noi e la nostra libroterapeuta che ci segue.

Con il libro vivo un’esperienza nuova, mi avvicino a ciò che può essermi lontano, attendo, esiste un processo intimo che lo possiamo sentire in terapia, ma anche attraverso il cinema e l’arte, e si chiama: Identificazione, noi tutti ci identifichiamo a qualcosa o a qualcuno e tutto questo segue una logica-non logica inconscia e ci dice molto di noi, è perturbante e si può avere l’opportunità di esprimerlo e quindi parlarne su un piano simbolico (quando va bene). Succede questo anche mentre si ha tra le mani un libro e la storia che ci racconta, che poi me la racconta lui oppure sono io che me la racconto attraverso questo oggetto transizionale? Quale luogo scegliamo per leggerci un libro? Quali stati d’animo affiorano mentre ci si abbandona alla lettura?  Leggere in modo libroterapeutico è un porsi domande e rimanere ad ascoltare in silenzio dove mi portano…

“L’ora di greco”, una narrazione che non è stata semplice e lineare perché ad un certo punto mi sembrava una trama onirica. Ho riflettuto sulla diversità ma anche complementarità dei due personaggi, lei che perde la parola a causa del peso infinito della vita che non riusciva più a sostenere, lui che con le parole ne ha fatto un lavoro; ma è lì in attesa del decorso naturale di una malattia, e sa che lo porterà a breve alla totale cecità. Mi ha meravigliata la morbidezza e la dolcezza malinconica di lui, che malgrado sa a cosa andrà incontro, rimane buono con la vita e le persone, penso sia una posizione che comporti una scelta molto matura ed è un aspetto che ho ammirato, mi sembra come se lui avesse iniziato quella elaborazione del lutto che lo porta a simbolizzare tanti aspetti di sé, alla capacità di sublimare ad esempio.

Lei ha deciso di non parlare, una impossibilità di comunicare verbalmente ma rimane tutto un non verbale che invece comunica e mi porta ad immaginare le motivazioni profonde rispetto a questa sua postura di assenza di parole ma al contempo di forte comunicabilità. Quanto è difficile comunicare gli affetti più profondi ? E magari si rimane proprio senza parole quando di parole se ne vorrebbero dire molte in verità ma incontrano dei luoghi ruvidi che non riescono a saper accogliere, esiste anche una cecità emotiva-affettiva, terreno di molte sofferenze.

“Radici” è un percorso tutto da scoprire e io ho scelto di lasciarmi sorprendere.

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