Non pensare al non errare, ma pensa al desiderio

Questa riflessione nasce dalla clinica che ogni giorno incontro e dalla supervisione che mantiene sempre in me il desiderio del confronto sano e l’atteggiamento etico-analitico verso l’incontro con la complessità della vita che ascolto nella stanza delle parole.

Uno psicoanalista non è colui o colei che giudica, non guida la vita dei suoi pazienti ma solo il processo della cura. 

Egli ascolta e presta il suo ascolto, ascolta vite che si raccontano, una per una. ed impossibile la loro comparazione senza perdere di vista la loro singolarità.

In questa epoca la domanda di aiuto viene rivolta verso un Altro come se fosse “un salvatore” che solleva dalla responsabilità di dover assumere il peso singolare della propria vita e di definire quale sia la misura singolare della propria serenità, di desiderare il proprio desiderio, invece l’ascolto della parola del soggetto ci riconsegna finalmente alla responsabilità etica di fronte al proprio desiderio.

Mi piace ricordare questa domanda che pronunciò Lacan:  “Avete agito conformemente al desiderio che vi abita? Perché dovrebbe essere una domanda da rivolgere spesso a noi stessi perché ci aiuta ad imparare a fare luce nel nostro cammino e impreziosire quel mistero che ci abita. 

E come ci insegna Lacan a proposito della legge del desiderio, bisogna imparare a creare una cultura che si basa sullo scarto, sull’errore, sul fallimento.

“ non pensare al non errare, ma pensa al desiderio” 

Oggi invece sembra che non si possa mancare di qualcosa, è l’epoca del “tutto pieno” la nostra, del “troppo”, del “tutto”, quando invece il desiderio origina dal “non tutto”: dalla mancanza, anzi è la mancanza stessa il desiderio, perché la conquista straordinaria che possiamo donarci è la capacità di sapersi procurare sempre un po’ di “mancanza” e di sapersi sostenere in essa. 

“cosa ci fai con la tua mancanza ?”

“come articoli la tua mancanza a essere?”

E poi, se non ci si sapesse rendere mancanti come si potrebbe desiderare? 

Saper coltivare la propria mancanza, la propria “mancanza a essere”, il proprio desiderio, è il segreto, non della felicità, ma dell’eros: della capacità di amare in quanto è il desiderio che crea la possibilità della domanda d’amore. 

E poiché l’essere umano si nutre di amore, il desiderio è anche il segreto della salute dell’uomo e dell’apertura alla vita.

Tutto questo però non significa che dovremmo vivere esaudendo tutti i nostri desideri, che sarebbe poi impossibile, come se fosse una corsa affannata al raggiungimento di essi spingendoci al consumo incessante e al godimento senza raggiungere una piena soddisfazione; questa riflessione pone in luce ciò che Lacan afferma del desiderio al singolare che è Uno e lo è nel senso della mancanza a essere: che il vero desiderio umano consiste nella possibilità di poter tollerare, poter coltivare e nel poter stare nella propria mancanza, e non di saturarla ad ogni costo, nell’illusione di poter arrivare a non sentirsi mancanti di nulla.

  • appunti, riflessioni di un caldo pomeriggio di Giugno

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