Libroterapia di giugno

Un libro scuote, fa risuonare il mondo che ci portiamo dentro e chi siamo. Ecco perché i nostri personaggi interni partecipano con noi alla lettura che viviamo, in un certo senso è il libro che legge noi.

Queste che seguono sono i miei pensieri “pensati” dalla lettura di “i titoli di coda di una vita insieme” di Diego De Silvia.

Non fatevi ingannare dalla copertina, ma vai oltre di essa e passale attraverso… attraverso si comprendono tante cose …

Come elaboriamo la fine di qualcosa? Il punto? 

Come viviamo le separazioni che la vita ci mette davanti?

Che alcune siano inevitabili e fisiologiche lo scopriamo crescendo: ci separiamo dal grembo materno che ci accoglie e ci nutre per venire al mondo, per poi percepire piano piano il confine sottile che ci separa dal me e dal non me, dall’io-tu. Infondo, siamo il frutto delle separazioni all’interno di un percorso esistenziale, i cui capitoli narrano la traccia del nostro romanzo autobiografico .

Individualizzarsi (concetto caro a Jung) comporta proprio la presa di responsabilità di fronte alle separazioni, alle perdite, al lasciare ciò che dev’essere lasciato e prendere qualcosa di nuovo, che è anche l’accettazione di essere immersi in un “bagno di mutamento” ; si cambia forma, ma resta la continuità d’essere.

Forse i due protagonisti non hanno potuto cambiare la loro forma, irrigidendosi e lasciandosi andare. 

Queste pagine sono state per me all’inizio logorroiche, per poi trasformarsi verso la

fine in logoranti. Forse qui, si deve assistere, da lettore, al dispiegarsi di una separazione e sentire poi come Alice e Fosco la vivono entrambi con le proprie attrezzature emotive.

In coppia si è in due, un legame che coinvolge due fili di storie personali che poi si legano, creando nodi nuovi per intrecciarsi e chissà se il logorio del tempo abbia causato una ruggine potente tale da non trovare più un rimedio?

Ho assorbito da lettrice l’impotenza di fronte ai fatti che i protagonisti raccontavano, in un tempo che sembrava indefinito ma dalle pareti intime e con l’odore dei cornetti caldi a colazione, forse perché la colazione non la puoi fare con tutti ma solo con chi scegli di tenere vicino a te.

“ Nulla è successo di dirompente, nessun fattore esterno che possa averne minato l’unione. Semplicemente si è prosciugata: Io vorrei isolare il momento in cui ho visto la crepa e ho preso atto della fine, ma non lo trovo, perché non c’è. L’amore è discreto nel morire, non si lamenta e non fa scenate, non c’informa quando si ammala. Siamo noi a risponderne, e tutto quello che gli capita è colpa nostra.”

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