“Crescere” è un’ardua conquista in ogni fase della vita, ma all’età adulta è più difficile misurare i progressi nel diventare più pienamente se stessi, rispetto alle fasi della vita precedenti.
Nell’infanzia, nella fanciullezza e nell’adolescenza, il “progresso” può essere in qualche modo misurato attraverso punti di riferimento come imparare a camminare e parlare, inserirsi all’asilo nido o alla scuola materna, diplomarsi alle superiori e all’università o in qualche altro percorso scolastico e così via. Da adulto, raggiungere una maggiore maturità- essere e diventare più pienamente la persona che si è e si potrebbe diventare- è principalmente una questione interna. Si è sempre più soli nel percepire il cambiamento, per esempio, nel diventare capaci di essere più pienamente presenti nei propri pensieri, emozioni e sensazioni corporee; nell’essere un genitore o un nonno più amorevole, più compassionevole, più generoso, o più profondamente, personalmente impegnato nel proprio matrimonio o nel proprio lavoro; nell’essere attivi nel processo di sviluppo delle proprie potenzialità creative uniche e nello scoprire forme in cui dar loro vita; o nell’impegnarsi in modo più completo nel mettere in pratica un sistema di valori e norme etiche più umano. Promozioni, premi e pubblicazioni sono notoriamente delle misure inaffidabili della crescita, ma il senso del vuoto e di mancanza di significato che spesso accompagnano tali eventi possono aiutare a vedere com’è difficile diventare la persona che una volta si pensava di poter diventare.
Il discreto riferimento al quando, nella domanda “Come (chi) vorresti essere da grande?” Gioca un ruolo importante nel processo di crescita, o nel rifiutarsi di accontentarsi di essere solo nella forma, o nell’aver paura di crescere, o nel sentirsi incapaci di crescere. Viviamo tutti in quel lembo di tempo che giace tra un allora, riferito al passato, e un allora, riferito al futuro, e dobbiamo percepire quando è il momento giusto per crescere in un determinato modo. Uso il termine “percepire”, invece di “determinare” o “decidere”, perché un avanzamento maturativo è un’esperienza che sembra avere una mente e una volontà proprie.
“ mente e volontà” di solito funzionano, ma possono vacillare, e quando vacillano è fondamentale l’aiuto di altre persone, dal momento che per pensare oltre un certo limite ci vogliono almeno due persone (Bion,1962;Ogden, 2010b).
- Prendere vita nella stanza d’analisi, Thomas H. Ogden



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