Il Padre è un Luogo di desiderio

Il padre non è solo una persona: è una funzione. 

Per Lacan il padre è prima di tutto una funzione simbolica, non una persona concreta, questa funzione si chiama “nome del padre” e vuol dire che il padre dovrebbe introdurre una legge simbolica, dare un limite che protegge, separare la figlia dalla richiesta fusionale della madre, aprire uno spazio in cui la figlia possa esistere come un Soggetto autonomo.

Il rapporto padre-figlia non è mai solo un rapporto affettivo tra due persone, ma è il Luogo in cui si forma una parte decisiva della soggettività della bambina (e della futura donna): permette l’ingresso nel mondo del linguaggio, della legge, del desiderio. La funzione del Nome del Padre permette di introdurre il limite, separando la bambina dalla fusione con la madre, permettendo così di costruire il proprio desiderio non confuso con quello materno. Per tale ragione si parla di “funzione paterna” e non di padre reale.

Se un padre però non riuscisse a svolgere questa funzione, la figlia può crescere in una grande confusione di ruoli e di responsabilità, arrivando ad identificarsi anche in modo massiccio con la madre, faticando a costruirsi il proprio desiderio.

Nella figlia, il desiderio passa proprio attraverso il Padre e per Lacan il padre aiuterebbe la figlia a costruirsi un’immagine si Sé come donna desiderante, non definita dal bisogno degli altri.

 

Simbolicamente il padre quindi, permette alla figlia di: Accedere al mondo esterno, riconoscere i propri desideri, separarsi dal ruolo della “bambina buona”, non vivere solo per rispondere ai bisogni degli altri.

Quando si parla di un fallimento della funzione paterna non vuol dire che il padre sia sbagliato, ma che non è riuscito a garantire alla bambina uno spazio per diventare un Soggetto pieno, con un proprio desiderio e una propria parola.

Quando un padre è fragile, depresso, dipendente emotivamente dalla figlia, lei rischia di diventare “la custode” dei suoi bisogni, finendo di sentirsi anche la responsabile.

Lacan parla di “caduta del nome del padre” quando il padre non assolve al suo ruolo simbolico: per una  patologica depressiva ad esempio, oppure un padre troppo centrato su di Sé, un padre che è alla ricerca di sostegno emotivo della figlia, un padre che non permette la possibilità di mettere dei confini.

Tutto questo corollario porterà la figlia a sviluppare un forte senso di responsabilità, con la paura di deludere, la difficoltà a dire “no”, il sentirsi in colpa quando prova a vivere la sua vita e la tendenza ad “aggiustare” le emozioni degli altri.

La figlia crescerà con un’idea bloccata di Sé: “quella brava bambina, che non da problemi”. Se il padre non riesce a sostenere la separazione simbolica, la figlia rischia poi di costruire un’identità per compiacere ma non per esistere: “dalla bambina che non crea problemi, alla donna che dove la metti sta”.

Questo accadrebbe perché la figlia non ha ricevuto quel riconoscimento simbolico del suo desiderio…

 

Ma come se ne potrebbe uscire?

Possiamo uscirne sicuramente non “aggiustando” il padre, non sacrificandosi a lui, ma attraverso il riconoscere e il legittimare il proprio desiderio. Piccoli passi ma grandi, come ascoltare ciò che si prova, incominciare a mettere dei confini, imparare a dire dei “no” quando lo riteniamo necessario, il togliere finalmente la maschera della perfezione, il non sentirsi responsabili delle emozioni degli altri e permettersi di scegliere la propria vita e non quella che gli altri proiettano su di noi, questo ultimo passo rappresenta il vero passaggio (a volte doloroso) che ci permette di “muoverci” verso l’età adulta. E’ un imparare a “restituire con garbo e gentilezza” tutte le proiezioni che l’Altro ci ha messo addosso ed iniziare a costruire e vivere la nostra identità.

Questi passaggi, riflessioni ma anche domande da porsi si rendono visibili e vivibili in un percorso di psicoterapia psicoanalitica, volto ad esplorare le identificazioni profonde, inconsce che ci portiamo dentro, arrivando finalmente a non essere più risucchiati da delle dinamiche potenti, pervasive e bloccanti; incominciando a proteggere il proprio spazio emotivo, lasciando andare quella parte di sé che vorrebbe “salvare tutti”. Si costruisce una forma nuova all’Imago genitoriale, in questo caso paterna, autorizzandoci a scegliere il nostro desiderio.

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